In un momento in cui le teorizzazioni su spazi autonomi di pensiero e azione stanno ancora suscitando molto interesse da parte di teorici e attivisti come unica alternativa ‘radicale’ ai modelli di stato sociale e capitalismo, il tavolo invece si interroga se davvero tale aspirazione può ancora essere praticabile. Attraverso la lente privilegiata che le recenti teorie e pratiche intorno ai ‘common/s’ ci offre si intende ripensare al desiderio autonomo di esistere e lavorare liberati dallo stato e dalla mano privata. Il tavolo si pone come discussione teorica, mai sganciata dalla prassi, per chiedersi in che modo e se abbia ancora senso desiderare e/o lottare per la costruzione di spazi autonomi. O se invece, in modo urgente le lotte per il reddito minimo garantito possano garantire un’alternativa praticabile per sopperire ad un sistema neo-liberale violento che ha cooptato qualsiasi spazio di tempo e immaginazione umani. In particolare il tavolo di lavoro indagherà la connessione fra valore di riproduzione sociale negli ambiti dell’assistenza agli anziani, nel lavoro domestico, nelle partiche sociali di mutuo aiuto, ecc. e salario universale.

Ilaria Bussoni (Parma, 1973), laureata in filosofa all’università di Paris VIII Saint-Denis Vincennes, lavora come editor della casa editrice DeriveApprodi della quale è tra i fondatori. Traduttrice dal francese di saggistica filosofica e politica, è stata redattrice della rivista «alfabeta2». Ha scritto di cinema per il quotidiano «il garantista». Collabora saltuariamente con il quotidiano «il manifesto». Dirige, insieme a Nicolas Martino,  la rivista online «OperaViva», l’omonima collana di libri e la collana di film OperaVi(si)va entrambe pubblicate dalle edizioni DeriveApprodi. Collabora con la cooperativa di produzione e distribuzione cinematografica Boudu/Passepartout e con l’Institut français Italia. Insiema a Raffaella Perna, ha curato il volume Il gesto femminista. La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell'arte (2014).   Torino Mad Pride Mad Pride è un movimento volto a restituire dignità a chi soffre di disagio psichico e a conferire al “matto” un ruolo attivo nella società. Nato a Torino nel 2011 raccoglie a sé utenti e non utenti attraverso rassegne artistiche, teatrali e musicali  e l’attivazione di un progetto di inserimento lavorativo, “Matti a cottimo”, che tiene conto in prima istanza delle possibilità del singolo. Ogni anno, a giugno, una parata per le strade della città manifesta l’impegno del Torino Mad Pride nel rifiuto dello stigma e nella promozione di un modello nuovo di integrazione ed accoglienza alla diversità.   Mattia Pellegrini (Lucca, 1986) ha collaborato a progetti di Musei fuori-luogo, come il Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio di Cesare Pietroiusti e il Maam (museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz_città meticcia). È parte del collettivo anna. Tra le pubblicazioni: “Il museo dell’arte contemporanea italiana in esilio” in Dora Garcia, L’Inadeguato, Cahier #2Mad Marginal, catalogo per la 54a Biennale d’Arte di Venezia; Se io sono la Lingua. Aldo Piromalli e la scrittura dell’esilio a cura di Mattia Pellegrini e Giulia Girardello, edito da Sensibili alle Foglie; “Stanza_opera unica” in Interno Domestico. Mostre in appartamento 1972-2013 a cura di Federica Boràgina e Giulia Brivio. Nel 2014 ha curato la rassegna di video domestici “Home Theatre” e la conferenza “Banlieusart- L’arte incontra i movimenti” presso il MAAM. Collabora al progetto “EXILE” di Dora Garcìa e ha partecipato alle conclusioni de Les Laboratoires D’aubervillers per l’anno 2014/2015 incentrate sulle questioni del rifiuto del lavoro in ambito artistico e politico. Sempre nel 2014 ha preso parte al laboratorio “Diversi Muri- un omaggio a Nanof 4” all’Istituto svizzero di Roma. Nel 2015 è stato a Lecce in residenza presso Ammirato Culture House con il collettivo anna e poi ad Istanbul con The Society of the friends of Parrhesia parte di Tuzlu Su-Salt Water, 14° Biennale di Istanbul. Ultimamente prova a fare il contadino.   Nicholas Ridout è Professore di Teatro a Queen Mary University di Londra. È autore di Passionate Amateurs: Theatre, Communism and Love (2013), Theatre and Ethics (2009), Stage Fright, Animals and Other Theatrical Problems (2006), e co-autore, con Claudia Castellucci, Romeo Castellucci, Chiara Guidi e Joe Kelleher, di The Theatre of Sociètas Raffaello Sanzio (2007). Sta attualmente lavorando alla sua futura pubblicazione su una storia materialista del teatro, consumo e accumulazione coloniale, dal titolo provvisorio: Scenes from Bourgeois Life.   Francesco Scasciamacchia (Maglie, 1982) è ricercatore culturale e curatore. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso il dipartimento di Drama di Queen Mary University a Londra (2016) con una tesi dal titolo: “Radicale o Critico?: Politiche Teatrali nelle Arti Visive Contemporanee”. È stato Helena Rubinstein Critical Studies Fellow presso l’Independent Study Program del Whitney Museum a New York (2013-2014). Prima di intraprendere il suo percorso accademico, Francesco ha lavorato in Italia in istituzioni come il Mart, Viafarini/DOCVA, Fondazione Arnaldo Pomodoro. Inoltre è stato news editor della redazione italiana di Flash Art. Il suo ultimo saggio critico è stato pubblicato in Florian Malzacher (ed.), Not Just a Mirror. Lookinf for the Political Theatre of Today, Alexander Verlag, Berlino (2015).   Rimaflow (Trezzano-MI) è un progetto di riappropriazione autonoma degli spazi di Maflow, azienda multinazionale nel settore dell’automotiva, poi divenuta Maflow Boryszew (2010). Dopo vari tentativi e lotte per il rilancio di MAFLOW Boryszew i lavoratori, ormai cassintegrati, tentano un percorso di auto-sostentamento pensando al modello della cooperativa e al settore ecologico e del riciclo dei rifiuti, scegliendo come sito per le attività, MAFLOW a Trezzano, azienda ormai in chiusura. Dopo circa due anni di percorso volto al rilancio di un nuovo modello di produzione collettiva, con il supporto del centro per l’impiego AFOL Sud Milano di Corsico e della Regione Lombardia attraverso il progetto “Impresa Sociale come rescue-company”, lo stabilimento MAFLOW di Trezzano chiude definitivamente. Rimaflow dal primo Marzo 2013 si costituisce Cooperativa Sociale ONLUS per ripensare ad un modello di vita di gestione collettiva delle risorse umane e per riappropriarsi degli spazi MAFLOW che dal 2010 sono in stato di abbandono. Come commentano,: “Ri” per tutte le cose belle che vogliamo rappresentare che cominciano così (Rinascita, Riuso, Riciclo, Riappropriazione, Rivolta (il debito), Rivoluzione e “Rimaflow”).  

Ripensare all'autonomia

2 luglio 2016 ore 17,00
Pergine Spettacolo Aperto
Sala Maier
tavolo di lavoro aperto al pubblico
da un'idea di Francesco Scasciamacchia
con
Ilaria Bussoni/ Mad Pride/ Mattia Pellegrini/ Nicholas Ridout/ Rimaflow
modera Simona Bordone


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